Gli italiani e gli investimenti: quella piccola paura

Gli italiani e gli investimenti: quella piccola paura

Gli italiani risparmiano, ma hanno poca fiducia sugli investimenti. Secondo alcune ricerche una gran fetta della popolazione, nonostante la crisi, resta tenace nel conservare i propri risparmi, preferisce possedere liquidi e non vuole investire quello che riesce a mettere da parte. In gran parte ritiene che il risparmio non sia ben tutelato e ciò comporta scarso credito verso il settore finanziario e nella materia stessa.

Dei 4.287 miliardi di euro di ricchezza finanziaria in mano alle famiglie italiane, infatti, sono ben 1.371 i miliardi parcheggiati su conti correnti e conti deposito, dati dichiarati anche dalla Banca d’Italia. A inchiodare il risparmio sui conti bancari sono incertezza, scarsa fiducia nell’avvenire e soprattutto timore di investire in strumenti finanziari percepiti ancora oggi come rischiosi. Il trend generale punta quindi a un’immobilità di capitale.

Da cosa nasce la paura degli italiani per gli investimenti?

La paura più grande per il popolo italiano è il futuro. Infatti, una grande percentuale preferisce risparmiare per eventuali spese e imprevisti ma alcuni dati ci segnalano sia la pensione il pretesto principale per il risparmio. Un altro motivo che porta i risparmi fermi sui conti è la scarsa comprensione della materia finanziaria. Studi recenti della Banca mondiale e della Standard and Poor’s, pongono l’Italia al 63° posto della classifica mondiale dell’educazione finanziaria, dietro ad alcuni stati africani come il Togo e lo Zimbabwe.

Bot in calo negli investimenti

Bisogna aggiungere a queste paure e alla scarsa conoscenza della materia finanziaria il grande calo dello strumento finanziario degli italiani per antonomasia, ovvero i Bot. Questi titoli di debito pubblico hanno dei rendimenti negativi (-0,2%) e la Banca d’Italia osserva come sia crollato il loro possesso da parte delle famiglie, passando dal 57% del 1988 al 5% odierno.
Simile cosa è avvenuta con i BTp, un altro strumento finanziario molto amato dagli italiani nel passato, ma anch’esso oggi abbandonato per la grande volatilità e per la scarsità dei rendimenti.

Come far lavorare i soldi per gli italiani

Gli italiani non investono per non voler rischiare i patrimoni, lasciando dormire i loro soldi sul conto corrente, per cui sono loro stessi a incentivarne la capitalizzazione. Come? Tramite i salari e il lavoro. Bisognerebbe, comunque, guardare la faccenda da punti di vista più dinamici: risparmiare in modo disciplinato è sicuramente, sì, importante ma questo non basta. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una conciliante rivoluzione d’immagine per la finanza, a un restyling dolce. É sicuramente dalla crisi del 2008, in un contesto dove i tassi di interesse sono scesi verso percentuali molto basse o anche le obbligazioni hanno reso pochissimo che una sorta di sfiducia collettiva ha insediato l’opinione pubblica. Nulla di più errato perché, vista l’incertezza di base, molti risparmiatori non vogliono raffinare le proprie esili credenze verso investimenti pur sicuri e con un rischio controllato.

Tutto ciò non porta benefici in una strategia finanziaria di lungo termine, anzi ci conduce verso una stagnazione d’intenti o verso rendimenti con utili negativi. Solamente incentivando la conoscenza finanziaria e comprendendo la sua reale importanza negli investimenti degli italiani possiamo fare la differenza. Questo è il compito di chi con compentenza professionale e responsabilità in materia riesce a creare opportunità. Trasformandole in possibilità di guadagno con metodi e prodotti finanziari non comuni, studiati per quei clienti investitori che vogliono segnare il passo. Un passo in più senza paura.

 

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